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Il Biliardo

Guai a considerarlo un gioco…

Vi sconsigliamo di definire il biliardo un gioco, gli strali di chi pratica questo “gioco” si abbatterebbero su di voi.

Il biliardo è uno sport e per alcuni addirittura una cultura, una filosofia. Ed è per questo che è sbagliatissimo dire “giocare a biliardo”, tra l’altro a quale biliardo? Perché le discipline del biliardo sono numerose, c’è la carambola, c’è lo snooker praticato soprattutto in Inghilterra, c’è la piramide russa ovviamente diffusa tra i russi, e poi quello più praticato negli Stati Uniti, il famoso “pool”, così amato anche perché magnificamente celebrato da Hollywood con “Lo Spaccone” Paul Newman.

In Italia siamo puristi e quindi in casa nostra va per la maggiore la stecca, cinque e nove birilli ma più cinque, senza però disdegnare le mitiche boccette, meno biliardo ma decisamente più alla portata di tutti. Quindi ricordatevi, il biliardo si pratica… anche se per tutto il resto si dice “giocare a palla” o giocare a calcio, giocare a pallacanestro, giocare a pallavolo, giocare a tennis e persino “play Cricket”.

Nobile ed antico

Scherzi a parte il biliardo è sport nobile ed antico ed affonda le proprie radici in un passato remoto e molto suggestivo, con presunte origini che lo vorrebbero legato addirittura ai cavalieri templari di ritorno dalle crociate.

Ma chi ha inventato questo “gioco”? Sono oltre trecento anni che Inghilterra e Francia litigano sull’origine di questo sport ma, del resto, si sa che Francesi ed Inglesi non litigano solo su questo… I Francesi attribuiscono a Luigi XIV e alla sua corte la nascita del biliardo, gli Inglesi affermano addirittura che il merito sia di un falegname, tale Bill Hart, che avrebbe inventato il tavolo e conseguentemente il “gioco”. Probabilmente questa disputa, come tante altre di questo genere, non avrà mai fine e si tramanderà nei secoli.

L’origine del bigliardo è infatti molto incerta forse proprio perché così antica. Infatti, se verso la metà del sec. XVI era già uno dei giuochi più diffusi e vi sono diversi documenti storici a comprovarne esistenza e diffusione, andando a ritroso nel tempo le notizie divengono poche e vengono progressivamente sostituite da ipotesi, alcune molto suggestive ma nessuna comprovata da documenti.

Un poco di storia

La Treccani ci racconta che in Francia, nel 1429, si parla nel Journal d’un bourgeois de Paris di billars, di un giuoco che consisteva nel far correre le palle (billes) sul terreno con un bastone ricurvo. Così Eustache Deschamps dice: Il a trop froit qu’à tel billard bille. Anche il Villon ricorda il billart. Re Renato aveva tre biliardi, due bastoni e due palle (1471); Luigi XI nel 1481 aveva deux jeux de billes garnis de billars. Così Carlotta di Savoia aveva ung mestier d’yvyère (avorio) au quel a des billarsbilles et Jonchetz tous d’yvyère. Nel 1514 il bigliardo è già una grande tavola coperta di drappo verde per il gioco delle palle (inventario dei mobili di Carlotta d’Albret).

E questo è probabilmente il più antico documento del bigliardo come mobile da sala.

Sempre l’Enciclopedia Treccani, sì noi la preferiamo a Wikipedia, sostiene che gli Inglesi attribuirono l’invenzione del biliardo al francese Henri Devigne, protetto di Carlo IX e scrive che L’Académie des jeux sostenne per contro che il merito spettasse all’Inghilterra, e così il Bouillet nel suo Dictionnaire universel. Nel Compleat Gamester di Cotton (1674) la paternità viene invece attribuita ora all’Italia ora alla Spagna.

Il Fanfani sostenne nel Borghini (vol. I, anno II, p. 297) che l’origine del biliardo si debba ricollegare all’evoluzione del giuoco della palla a martello e a quello del trucco a tavola, assai comuni nelle corti e presso i nobili italiani al principio del Cinquecento; egli pubblicò un “capitolo” di Nicola Martelli a Pandolfo Pucci, intitolato Del giuoco del biliardo, rintracciato da Gaetano Milanesi nei codici magliabechiani (II, IV, I, carta 238).

In questo l’autore avverte che detto giuoco fu ideato sui primi del sec. XVI a Napoli o a Mantova, e introdotto dallo stesso Pandolfo Pucci a Firenze, dove fu detto delle “gugole”. È tradizione che Carlo IX stesse giuocando al bigliardo durante la notte di S. Bartolomeo, e deponesse la stecca per imbracciare l’archibugio, per non rimanere assente nella strage degli Ugonotti. Le simpatie dimostrate da Luigi XIII per il biliardo resero il gioco di moda.

Nel palazzo reale di Parigi e nei palazzi principeschi si ebbe la sala per il bigliardo, il quale però era ancora portatile. Diede grande diffusione al giuoco l’esempio di Luigi XIV che giocava al biliardo nei suoi ultimi anni quasi tutte le sere.

L’evoluzione del gioco nei secoli

Nel sec. XVII il biliardo consisteva in una tavola ricoperta di panno, con sponde parimenti rivestite. C’era un solo birillo (il re), e si faceva uso di un archetto (o porta) sotto il quale la palla, colpita dal “martello”, doveva passare per andare a urtare quella avversaria (più che al biliardo assomiglia al cricket…).

Nel sec. XVII gli archetti furono sostituiti dai birilli, il biliardo da quadro si fece oblungo, rettangolare o anche rotondo, le buche furono in genere sei (mentre prima potevano essere anche tre, o una sola nel centro); porta, palle e martello rimasero immutati.

Durante la Restaurazione il biliardo ammise due forme: l’italiana e la francese. Il biliardo italiano fu fatto un terzo più lungo e più largo del francese e provveduto di sei buche (dette bilie biglie), quattro agli angoli e due a metà delle sponde più lunghe. In quello francese le buche furono soppresse, perché impedivano la serie delle carambole nel giuoco omonimo, divenuto nazionale.

Il giuoco con i birilli si perfezionò e divenne prevalentemente italiano. L’adozione della stecca in sostituzione del martello, e soprattutto quella del girello di cuoio (ideato dal Mignaud e modificato in Italia mediante il taglio a piano inclinato) permisero di far girare la palla in varî sensi (gli effetti); questa, e l’applicazione del gesso creta, resero ancor più agevole l’ottenere colpi svariatissimi e diedero al bigliardo la sua fisionomia attuale.

Il biliardo d’oltremanica ed il suo gemello americano sono alquanto differenti dai tipi fondamentali qui ricordati. (fonte Treccani)

Il mondo cambia ed il biliardo cambia

Insomma, dal 1700 molto è cambiato e non solamente nel gioco del biliardo, e purtroppo molto è cambiato anche nella diffusione del gioco e nell’economia ad esso legata. Infatti alla fine del 1900/inizio del 2000, solo in Italia – nazione leader nella costruzione di tavoli da biliardo – si costruivano circa 1300 tavoli all’anno, per un fatturato complessivo di quasi trenta milioni di euro.

Oggi la produzione artigianale nazionale – ancora più qualitativa grazie affiancamento della tecnologia alla selezione dei materiali e soprattutto alle abilità dei maestri biliardieri – si attesta attorno ai 350/400 tavoli, prodotti da una dozzina di aziende superstiti. Ma perché questo magnifico sport ha perso smalto?

Perché questo intrattenimento, che nei secoli ha sedotto per i più disparati motivi lo “Stars System” e mille altri personaggi famosi, ha progressivamente perso terreno? In fondo il biliardo è anche uno status symbol… infatti non c’è casa di miliardario che non abbiamo un biliardo.

Come è possibile quindi che non gli si presti la giusta attenzione?

Come si può dimenticare questo nobile sport o gioco che di si voglia, come dimenticare Paul Newman ne “Lo Spaccone” oppure la doppia coppia Tom Cruise / Paul Newman ne “Il colore dei soldi”.

Come dimenticare le magnifiche celebrazioni di Francesco Nuti ne “Io, Chiara e lo Scuro” “Casablanca Casablanca” e “Il signor Quindicipalle” oppure le mille altre scene di film con biliardo? Persino il mitico Fantozzi non si è dimenticato del biliardo…

Non conosciamo la risposta a queste domande ma di una cosa siamo certi, ovvero che il nobile gioco del biliardo e lo sport biliardo meritino di tornare nell’Olimpo, dove sono sempre stati e dove devono stare.

La redazione di Lega Biliardo